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I problemi di Rick Perry

02/09/2011

Si è già parlato del fatto che il governatore del Texas Rick Perry sta raccogliendo in queste settimane molti consensi, a neanche un mese dal lancio della propria campagna elettorale.

Ma non mancano i problemi. A partire dal fatto che molti dei posti di lavoro creati in Texas durante il suo mandato hanno usufruito ampiamente di fondi federali provenienti da Washington.

Esiste inoltre una lettera mandata da Perry nel 1993 all’allora First Lady Hillary Clinton, per complimentarsi con lei degli sforzi fatti in tema di riforma sanitaria.

Emerge ora una seconda lettera, firmata nel 2008 da Perry e dall’allora governatore democratico della West Virginia Joe Manchin (al tempo i due erano rispettivamente a capo della Republican Governors Association e della Democratic Governors Association), in cui si chiedeva al Congresso di approvare un “pacchetto per la ripresa economica”.

Sono queste deviazioni dall’ortodossia conservatrice predicata oggi da Perry che potrebbero irritare i sostenitori del Tea Party, che di riforma sanitaria e di stimolo non ne vogliono sentire parlare.

Un libro scritto da Perry e pubblicato l’anno scorso potrebbe invece costargli caro con gli elettori moderati, nell’eventualità di una sua vittoria nelle primarie repubblicane e quindi di uno scontro con il Presidente Obama nelle elezioni generali.

Intitolato “Fed Up!”, il volume contiene una serie di affermazioni incendiarie, tipo che Social Security rappresenta una truffa e un attacco “violento” ai valori fondanti l’America, che l’istituzione del Department of Homeland Security va considerata una mossa “senza scrupoli” e che Sarah Palin aveva ragione l’estate passata a temere che la riforma sanitaria di Obama avesse anche lo scopo di creare i cosiddetti “death panel” (incaricati dal governo, secondo le teorie del complotto del Tea Party, di decidere quali anziani avrebbero dovuto morire e quando).

Perry stesso, in una intervista qualche tempo fa, ha riconosciuto l’effetto potenzialmente negativo del proprio libro dichiarando che non lo avrebbe scritto avesse saputo che si sarebbe candidato per la presidenza degli Stati Uniti.

Rimane da vedere se lo stato deprimente dell’economia, che nemmeno la Casa Bianca spera più si riprenda entro l’anno prossimo, renderanno il presidente Obama così invisto al pubblico che qualsiasi alternativa sarà considerata comunque un miglioramento.

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