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L’anno di Rick Perry?

29/08/2011

La gara per la nomination repubblicana del 2012 si prospetta sempre più come una vicenda privata tra Mitt Romney e Rick Perry. Nonostante il fascino esercitato da Michele Bachmann sulla destra evangelica e conservatrice, il governatore del Texas Perry pare fin qui l’unico candidato in corsa ad avere le credenziali politico-economiche-sociali e l’appeal elettorale necessari a tenere testa al favorito Romney. Tra l’altro, ci segnala Politico, la rivalità tra Romney e Perry va indietro di qualche anno e possiede un aspetto tutto personale. I due non si stanno per nulla simpatici.

Improvvisamente, dopo essere entrato in scena solo poche settimane fa, Perry si trova già in testa ai sondaggi. Il notevole numero di posti di lavoro creati in Texas negli ultimi anni (anche grazie a fondi federali e soprattutto con salari davvero bassi, ma sta di fatto che sempre posti di lavoro sono) lo rendono un candidato particolarmente appettibile in questo periodo di disoccupazione oltre il 9%, anche per gli elettori repubblicani più moderati. Le convinzioni religiose e sociali di stampo cristiano evangelico gli assicurano la simpatia e la fedeltà della cruciale destra religiosa del partito (maggiori dettagli in basso). La lunga esperienza di campagna elettorale (Perry, che non ha mai perso un’elezione, si è imposto in sei non facili testa-a-testa in Texas e è governatore da 11 anni), lo rende un avversario formidabile per chiunque. Anche se manca dell’intelletto o della curiosità del grande statista (in Texas si scherza che è come George W. Bush “ma senza il cervello”, quindi figuriamoci), Perry è un pragmatico che sa contornarsi di consulenti ben selezionati e che poi procede come un treno nell’implementazione della propria agenda politica.

Se volete prendervi un po’ di paura, vi consiglio di ascoltare/leggere questa intervista di Terry Gross, di NPR, con Rachel Tabachnick, che da anni segue l’evoluzione del cosiddetto movimento della nuova riforma apostolica, a cui sono vicini sia Rick Perry sia Sarah Palin. Si tratta di una reinterpretazione ultra-fondamentalista della fine del mondo, secondo cui, detto in maniera molto sintetica (l’aspetto teologico è in realtà piuttosto complesso), i seguaci del movimento hanno l’obbligo di prendere comando di tutte le strutture politiche e economiche nazionali al fine di allineare perfettamente gli Stati Uniti con la propria visione letterale delle sacre scritture (tra gli altri obblighi anche quello di convertire al Cristianesimo tutti gli ebrei)…

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