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Collasso

08/08/2011

Dopo le acrobazie sul debito pubblico fatte dal Congresso americano nelle ultime settimane e conclusesi in un accordo che non soddisfa nessuno, Standard & Poor, come per altro già minacciato durante i negoziati, ha declassato, venerdì, il debito pubblico degli Stati Uniti dalla tradizionale AAA al gradino inferiore di AA+ e, lunedì, ha attaccato anche Fannie Mae e Freddie Mac, le due agenzie collegate al governo americano e incaricate di garantire un gran numero di mutui casa (a questo link il materiale fornito da S&P per spiegare le proprie controverse decisioni).

Negli Stati Uniti, c’è chi, pur di malincuore, accetta la decisione di S&P come una critica, e un segnale di avvertimento, al sistema politico (che ha rischiato di causare unilateralmente un default), non ai fondamentali dell’economia del paese. E c’è invece chi è convinto che si tratti dell’ennesimo errore colossale da parte dell’agenzia di rating (va ricordato che S&P è stata fra le responsabili del collasso dei mercati finanziari nel 2007, avendo garantito un rating AAA a una serie di titoli junk che si sono poi disfatti sotto il peso della crisi).

Ad ogni modo, come da attese, i mercati finanziari sono crollati in apertura lunedì, il primo giorno di attività dal declassamento del debito pubblico americano. Si attende a breve un discorso in diretta del Presidente Obama probabilmente mirato a calmare i mercati.

E sia a destra sia a sinistra, gli Stati Uniti si interrogano sul proprio futuro. A questo punto, democratici e repubblicani non sono d’accordo su nulla se non sulla fin qui inarrestabile decadenza del paese. Il leader del movimento populista/conservatore/evangelico Patrick Buchannan sarà in libreria a partire da ottobre con un testo intitolato “Suicide of a Superpower”, in cui si chiede se gli Stati Uniti esisteranno ancora nel 2025 (per Buchannan il pericolo è rappresentato dagli immigrati, dal declino della Cristianità e dai mutui concessi nei primi anni 2000 ai poveri neri-americani).

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