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I mal di testa di Michele Bachmann

21/07/2011

Non si quieta per Michele Bachmann la questione emicrania, sollevata in prima istanza dal sito web conservatore The Daily Caller martedì.

Dalla ricostruzione di varie testimonianze offerte da ex-staffer dell’onorevole dal Minnesota, emerge una fotografia clinica perlomeno delicata, secondo cui la candidata alle presidenziali 2012 soffre regolarmente di attacchi di emicrania così devastanti da metterla fuori gioco per ore, se non addirittura per giorni.

Nonostante il team di Bachmann abbia cercato di mettere fine alle speculazioni rilasciando dichiarazioni, e una lettera del dottore ufficiale della Camera, secondo cui l’emicrania dell’onorevole è perfettamente sotto controllo grazie all’uso di medicinali regolarmente prescritti a persone che soffrono di questo disturbo, Politico è tornato sull’argomento mercoledì, offrendo nuove rivelazioni in merito, una lista di altri episodi in cui Bachmann sarebbe stata costretta dall’emicrania a giorni di riposo forzato.

La questione della salute di un eventuale futuro presidente degli Stati Uniti fa parte ormai da anni dell’esame minuzioso a cui sono sottoposti tutti i candidati alla Casa Bianca. Data l’intensità dell’impegno lavorativo di un presidente, per cui non esistono vacanze o fine settimana e che deve essere pronto, in qualsiasi momento, a prendere decisioni fondamentali per il futuro del paese, e persino del mondo, non è sorprendente che gli elettori vogliano assicurarsi che chi desidera tale incarico sia fisicamente in grado di portarlo avanti al meglio.

Chris Cillizza del Washington Post, inoltre, nota giustamente che il problema “emicrania” mette in luce anche una seconda vulnerabilità di Bachmann. L’ufficio dell’onorevole al Congresso è famoso per il continuo turnover di dipendenti e consulenti che appaiono e poi scompaiono, spesso delusi e irati con l’ex-boss. Così come sono stati una serie di ex-staffer a informare i media delle varie crisi di emicrania di cui Bachmann è stata vittima negli ultimi anni, altri ex-dipendenti scontenti potrebbero offrire altre, e altrettanto nocive, rivelazioni sull’onorevole in futuro.

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