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Spesa pubblica & privata

18/07/2011

Prende quota l’ipotesi, lanciata dal capo della minoranza repubblicana al Senato Mitch McConnell la settimana scorsa, che il Congresso si accordi su un meccanismo, per altro piuttosto astruso, per consentire al governo di innalzare il “debt ceiling” entro la scadenza del 2 agosto, facendo ricadere la responsabilità politica di questa mossa sul Presidente Obama e lasciando che i repubblicani alla Camera se ne lavino sostanzialmente le mani.

Il presidente verrebbe così autorizzato a aumentare il tetto di indebitamento in cambio di una promessa di tagli per 1,5 mila miliardi di dollari nei prossimi dieci anni. Va notato che il “grand bargain” che è stato brevemente discusso da Obama e dal presidente della Camera John Boehner qualche giorno addietro prometteva di ridurre il deficit di 4 mila miliardi di dollari in dieci anni, soprattutto attraverso tagli alla spesa pubblica. Una cifra ben superiore a quello di cui si discute ora. Ma i rappresentanti più militanti del GOP hanno bocciato la proposta perchè comprendeva anche un parziale aumento del carico fiscale.

Perchè questa strategia funzioni bisogna che gli onorevoli democratici, o perlomeno un numero cosipicuo di essi, votino per una proposta nata in casa GOP, visto che è quasi certo che i neo-eletti rappresentanti del Tea Party si distaccheranno dalla leadership del proprio partito per votare contro l’innalzamento del “debt ceiling”.

La proposta arriverebbe alla Camera dopo essere stata approvata al Senato, dove la maggioranza dell’asinello dovrebbe almeno in teoria garantirne il passaggio. Nel frattempo i repubblicani pare abbiano intenzione di sottoporre a un voto in entrambe le Camere una proposta per un emendamento costituzionale per il pareggio di bilancio. Non si vede come questa misura possa essere approvata al Senato a maggioranza democratica, ma ciò che conta per i repubblicani sono le ripercussioni politiche di quella che è una mossa sostanzialmente retorica, l’ennesimo tentativo di spostare il dibattito sul bilancio e sulla spesa pubblica sempre più su posizioni di destra.

Intanto, a proposito di spese, sono state rese pubbliche quelle incorse dai candidati alle presidenziali del 2012 fin qui. Newt Gingrich ha accumulato un debito di circa $500.000 con una flotta di jet privati che lo ha trasportato da una parte all’altra del paese negli ultimi mesi. La squadra elettorale di Ron Paul pare sia appassionata di hamburger e barbeque. Mentre Mitt Romney, riflettendo l’aspetto iper-professionale della propria campagna, ha speso soprattutto in consulenti esterni e sicurezza privata. Obama, intanto, che assieme al Democratic National Committee ha già raccolto oltre 85 miliardi di dollari, avendo più soldi di tutti ha speso più di tutti in tutte le categorie elencate.

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