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Debito: il countdown finale

10/07/2011

Sono ripresi domenica sera alla Casa Bianca i negoziati sull’innalzamento del cosiddetto “debt ceiling” tra i vertici del Congresso e il Presidente Barack Obama.

L’incontro, avvenuto alle 18 ora di Washington e conclusosi circa in un’ora e un quarto, è arrivato in coda all’ennesimo cattivo presagio.

Dopo essersi detto interessato alla proposta ambiziosa offerta la settimana scorsa dal presidente per una riduzione del deficit da 4 mila miliardi di dollari sui prossimi dieci anni, il presidente della Camera John Boehner ha ceduto alle pressioni dell’ala conservatrice del Partito Repubblicano e ha annunciato qualche ora prima del meeting di non aver più intenzione di sostenerela, ma invece di voler accontentarsi di un accordo più limitato che consenta l’innalzamento del “debt ceiling” entro la scadenza del 2 agosto, ma che non risolva tutto d’un colpo i negoziati, più complessi, sul risanamento delle finanze federali.

La ragione? Il GOP, perlomeno i suoi rappresentanti alla Camera, rimangono intransigenti sulla questione delle tasse. Il piano di riduzione del deficit proposto dal presidente contiene infatti, oltre a tagli alla spesa pubblica enormi, anche un aumento delle imposte per gli americani più abbienti.

Obama e le massime cariche del Congresso si sono lasciati, domenica, con l’impegno di riprendere le discussioni lunedì pomeriggio.

Intanto due pezzi di approfondimento.

Il primo, dal New York Times, guarda agli oltre 14 milioni di disoccupati in America e indaga le ragioni della loro sostanziale “invisibilità” nel dibattito pubblico (il debito e non la disoccupazione in continuo aumento è sulle prime pagine dei giornali). Fra le altre cose, emerge un dato interessante. I disoccupati votano in percentuale minore degli elettori che hanno un lavoro (nelle elezioni del 2010, il 35% contro il 46% degli occupati), cosa che li rende naturalmente meno interessanti per i politici che ormai vivono in un clima di campagna elettorale perenne.

NPR invece guarda all’effetto, che esiste per altro anche a livello storico, che il crescente gap tra ricchi e poveri in America sta avendo sulla mancata ripresa economica.

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