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Pena di morte e relazioni internazionali: il caso del Texas

07/07/2011

La Corte Suprema deve decidere oggi della richiesta dei legali di un cittadino messicano condannato a morte in Texas di bloccare, almeno temporaneamente, l’esecuzione.

La scadenza ha convinto l’Amministrazione Obama a aggiungere la propria autorevole voce al coro di chi vuole vedere la condanna sospesa. In un rapporto indirizzato alla Corte venerdì, la Casa Bianca ha insisistito che, se l’esecuzione dovesse procedere come previsto, potrebbe mettere in pericolo le relazioni internazionali degli Stati Uniti e la cooperazione con i vicini messicani.

Quando Humberto Leal Garcia Jr., il cittadino messicano sulla “death row”, condannato per aver violentato e poi ucciso una sedicenne nel 1994, fu arrestato dalle forze dell’ordine americane, non gli venne data la possibilità di mettersi in contatto con gli uffici consolari del Messico negli Stati Uniti, come previsto dalla “Convenzione di Vienna sulle Relazioni Consolari” delle Nazioni Unite. Nel 2009, la Corte Internazionale di Giustizia ha determinato che gli Stati Uniti hanno violato questa convenzione nel caso di 51 cittadini messicani in attesa di essere messi a morte in America, incluso Leal.

Se la Corte Suprema non dovesse intervenire, il Governatore del Texas Rick Perry potrebbe comunque ordinare una sospensione dell’esecuzione di trenta giorni.

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