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Alla deriva i negoziati sul debito pubblico

29/06/2011

Il Fondo Monetario Internazionale ha reso pubbliche mercoledì le proprie previsioni sul futuro dell’economia americana, delinando una prospettiva di crescita lenta e insoddisfacente, sotto il 3% fino al 2016, decisamente inferiore alle aspettative della Federal Reserve.

Il Fondo ha anche dichiarato che se il governo americano non dovesse raggiungere un accordo sull’innalzamento del “debt ceiling”, ne soffrirebbero enormemente anche i mercati internazionali.

Sempre mercoledì, il Presidente Obama ha tenuto una conferenza alla Casa Bianca (in basso il video) durante la quale, tra le altre cose, ha attaccato i repubblicani per la loro reticenza a trovare un compromesso sulla questione del debito. I rappresentanti del GOP alla Camera hanno promesso di approvare un aumento del debt ceiling solo a patto che il deficit di bilancio venga drasticamente ridotto, ma si rifiutano di considerare un aumento parziale del carico fiscale come parte della strategia di risanamento delle finanze pubbliche. I democratici, che pare fin qui abbiano già accettato circa 2 mila miliardi di dollari in tagli alla spesa pubblica, vogliono che i repubblicani gli vadano incontro almeno sul carico fiscale sostenuto dagli americani più ricchi, quelli che Obama ha identificato in conferenza stampa come i manager di hedge fund, gli industriali che viaggiano i jet privati, e la grande industria del petrolio.

Lo Speaker of the House John Boehner ha immediatamente replicato alla conferenza stampa del presidente dichiarando che il gruppo repubblicano alla Camera rimane fermamente sulla propria posizione anti-tasse e che Obama si sbaglia a pensare di poter convincere i rappresentanti del GOP a cambiare idea.

Per Ezra Klein del Washington Post, il fatto che la Casa Bianca abbia deciso di prendere una posizione ufficiale, e apertamente critica dei repubblicani, a proposito dei negoziati in corso al Congresso sul “debt ceiling” va interpretato come il segnale del fatto che le discussioni sono, almeno per ora, fallite. Il presidente infatti, sostiene Klein, che si era a lungo tenuto ai margini dei negoziati, voleva disperatamente che i colleghi al Congressero trovassero un accordo su questa questione. Perse le speranze, Obama ha deciso di andare all’attacco, accettando così che il “debt ceiling” diventi ufficialmente una questione elettorale.

Intanto prende quota, almeno tra i repubblicani, la proposta di aggiungere alla Costituzione un emendamento che obbligherebbe il governo federale a raggiungere il pareggio di bilancio ogni anno. Si tratta di una proposta decisamente radicale per quanto riguarda le finanze, semple in flusso, di uno stato sovrano. Ed è difficile immaginare che possa essere approvata dal Congresso visto che, nonostante il sostegno già dichiarato di tutti i 47 senatori repubblicani, questa proposta dovrebbe anche ottenere il sostegno di 20 democratici (67 voti sono necessari a modificare la Costituzione) e essere ratificata da tre quarti degli stati. Si tratta però di una indicazione interessante delle pressioni esercitate dai conservatori del Tea Party sul Partito Repubblicano.

Questo il video della conferenza stampa di Obama di oggi:

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