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Cosa dire del Pakistan?

02/05/2011

Osama bin Laden non era nascosto, come si era a lungo pensato, nelle remote regioni montuose al confine tra Afghanistan e Pakistan, in quella zona tribale del Pakistan che tutt’ora sfugge al controllo del governo centrale. Invece, il fuggitivo numero uno al mondo si era costruito un rifugio ampio e arioso appena fuori la bella cittadina collinare di Abbottabad, a circa 35 miglia dalla capitale Islamabad. Abbottabad è famosa per il clima piacevole e attrae un flusso regolare di turisti e pensionati dell’esercito. A solo un chilometro dalla residenza di Bin Laden si trova l’accademia militare più prestigiosa del paese, l’equivalente pakistano di West Point. In città sono anche stazionati tre reggimenti dell’esercito.

Data la vicinanza a Islamabad fra l’altro — nota il blog War Room di Wired Magazine — Abbottabad è protetta dallo scudo aereo che copre anche la capitale, ponendola fuori dalla portata, ad esempio, degli aerei droni americani.

La presenza di Bin Laden in una zona urbana del paese, da sempre negata da ufficiali pakistani di ogni ordine e grado, getta ulteriori dubbi sulla reale posizione del Pakistan rispetto alla lotta al terrorismo internazionale e sui legami che esistono tra i servizi segreti pakistani (ISI) e non solo i talibani ma anche al-Qaida. Sono questi dubbi già da tempo esistenti, ma sempre più difficili da ignorare. Naturalmente, è difficile determinare quanto le autorità pakistane siano realmente colluse con il terrorismo islamico e quanto siano invece semplicemente incompetenti. Di sicuro, in America si tornerà a discutere di come condurre, in futuro, le relazioni bilaterali con il Pakistan, che nell’ultimo decennio ha ricevuto oltre un miliardo di dollari l’anno in aiuti militari elargiti proprio al fine di combattere il terrorismo radicato nel paese e di catturare Bin Laden.

Ci ricorda il New York Times che in un discorso fatto nel 2007, un anno e mezzo prima di essere eletto alla Casa Bianca, Barack Obama aveva avvertito l’allora Presidente pakistano Pervez Musharaff che se gli Stati Uniti fossero entrati in possesso di informazioni di intelligence su obbiettivi terroristici di alto valore, “e nel caso che il Presidente Musharraf si rifiutasse di agire, allora saremo noi a prendere l’iniziativa”. Il discorso fu allora molto criticato, anche negli Stati Uniti, come troppo naive. Gli eventi del weekend, quando gli Stati Uniti hanno dato il via alla missione delle forze speciali che ha portato all’uccisione di Bin Laden senza informare le autorità pakistane, hanno mostrato che Obama parlava sul serio, oltre naturalmente a evidenziare il continuo deteriorare del livello di fiducia tra Washington e Islamabad.

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