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Debito, debito e ancora debito

11/04/2011

Critiche le reazioni al compromesso raggiunto venerdì dalle leadership democratica e repubblicana sul bilancio per i restanti sei mesi dell’anno fiscale 2011. In particolare da sinistra.

Per il New York Times, l’accordo sul budget, tagliando in maniera così aggressiva e generalizzata la spesa pubblica e i servizi per i meno abbienti, mette in pericolo la ripresa economica negli Stati Uniti.

Per Paul Krugman, sempre sul New York Times, il Presidente Obama, piegandosi clamorosamente davanti alle richieste dei repubblicani, si mostra ancora una volta incapace di leadership.

Per Ezra Klein, del Washington Post, il 2011 non è il 1995 (l’ultima occasione in cui il dibattito parlamentare sul bilancio causò la chiusura del governo federale). Allora il Presidente Bill Clinton fu in grado di presentare l’opposizione repubblicana come estremista, posizionandosi lui come moderato centrista. Quello che Obama dimentica, però, mentre tenta di imitare le mosse del predecessore, è che la seconda metà degli anni novanta fu, negli Stati Uniti, un periodo di grande espansione economica e non di prolungata crisi come oggi.

Va ricordato, comunque, che l’accordo sul bilancio raggiunto a fine settimana scorsa non è ancora stato approvato definitivamente (semplicemente non c’erano i tempi tecnici perché entrambe le camere avessero l’opportunità di votare sulla misura). Il presidente ha così firmato l’ennesima estensione di una settimana del bilancio precedente, per consentire al Congresso di procedere con l’approvazione ufficiale della nuova proposta.

Questo significa sia che legislatori di entrambi i partiti e rappresentanti dei gruppi di interesse toccati dal bilancio stanno ancora discutendo per definire i dettagli della proposta, sia che lo Speaker of the House, il repubblicano John Boehner, deve ora assicurarsi che il proprio gruppo parlamentare sia compatto nel votare a favore del budget, cosa per nulla scontata.

Intanto, il dibattito sulla salute fiscale degli Stati Uniti si sposta su due nuove questioni. Da un lato, il Congresso sarà presto chiamato a votare per autorizzare il governo federale a alzare il cosidetto “debt ceiling”, ovvero il tetto legale sul debito nazionale consentito oggi, in modo da continuare a finanziare le proprie attività e ripagare gli interessi sul debito già esistente. Si tratta di un’altra occasione in cui l’ala conservatrice del Partito Repubblicano, spinta dal fervore per l’austerità fiscale del Tea Party, potrebbe ribellarsi e causare scompiglio.

Si comincia anche a discutere del bilancio per l’anno fiscale 2012, sulla base della proposta presentata la settimana scorsa dall’Onorevole repubblicano del Wisconsin Paul Ryan. Politico.com immagina che Ryan potrebbe diventare, nella battaglia per le presidenziali 2012, il nemico perfetto per il Presidente Obama, data la disponibilità da lui mostrata a farsi portavoce della visione politica più rigidamente conservatrice presente oggi al Congresso.

È atteso infine per mercoledì un discorso di Obama a proposito di quale visione sul debito e sul bilancio per l’anno prossimo verrà avanzata dalla Casa Bianca, discorso in cui il presidente dovrà spiegare al popolo americano come intende affrontare la questione della riduzione del debito senza però abbandonare la filosofia almeno in parte progressista che ha reso possibile la sua elezione nel 2008. Sarà interessante vedere come il presidente sceglierà di parlare di tagli alla spesa pubblica alla base di elettori democratici.

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