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Gli attentati dell’11 settembre e i fallimenti della giustizia americana

05/04/2011

Provocando grande delusione tra i progressisti americani, e non nascondendo la propria frustrazione con il Congresso americano, l’Attorney General degli Stati Uniti Eric Holder ha annunciato lunedì che Khalid Sheik Mohammed e quattro altri imputati, accusati di aver pianificato e organizzato gli attentati terroristici dell’11 settembre 2001, verranno processati non da un tribunale federale nella città di New York, come avrebbe voluto l’Amministrazione, bensì da un tribunale militare nella prigione di Guantanamo Bay a Cuba, che la Casa Bianca aveva promesso sarebbe stata definitivamente chiusa entro il primo anno della Presidenza Obama.

Nell’annunciare la decisione, Holder ha criticato duramente l’opposizione dei repubblicani al Congresso, che hanno sostanzialmente bloccato il trasferimento dei procedimenti legali in questione a un tribunale civile (sostenendo che l’11 settembre va considerato un vero e proprio atto di guerra), ma ha spiegato che l’Amministrazione preferisce comunque procedere data la necessità di rendere giustizia alle famiglie delle oltre 3000 vittime degli attentati al World Trade Center.

Per i progressisti americani, si tratta questa di una capitolazione inaccettabile da parte del governo, che accetta così l’esistenza di una giustizia a due braccia, in cui alcuni individui godono di maggior diritti di altri.

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