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Casa Bianca cauta sugli sviluppi in Egitto

31/01/2011

Con la crisi politica in Egitto che pare sempre più lontana da una soluzione che accontenti tutte le parti in causa, la Casa Bianca si trova ancora una volta a affrontare un problema spinoso e urgente, che avrebbe decisamente preferito evitare in un momento in cui vorrebbe mantenere l’attenzione del paese sui problemi di politica interna e di economia, e sul piano per lo sviluppo e per gli investimenti presentato dal Presidente Obama durante lo State of the Union della settimana scorsa.

Ma non c’è modo di evitare quello che sta accadendo in Egitto. Un rappresentante del governo ha dichiarato, anonimamente, a Mike Allen di Politico: “Ci stiamo sforzando di capirci qualcosa”.

L’Amministrazione teme che questa nuova ondata di instabilità in Medio Oriente distragga il presidente dal messaggio di occupazione e innovazione su cui deve concentrarsi, che renda il processo di pace ancora più complesso e che possa causare nuova crisi economica (in particolare se dovesse far crescere il prezzo del petrolio), nel caso questa nuova generazione di proteste civili e pro-democratiche nate in Tunisia si espandesse ulteriormente al resto della regione. Esiste, inoltre, il timore che sia un governo anti-americano di stampo islamico diretto dalla Fratellanza musulmana a prendere il posto di Mubarak. Questa paura è sentita soprattutto all’interno della destra americana, la quale, per una volta, dice di apprezzare il modo in cui il Presidente Obama sta affrontando la crisi.

Nel breve periodo, la Casa Bianca deve decidere se e con che forza insistere affinché Mubarak abbandoni il proprio ruolo e indica libere elezioni. Obama, per ora, rimane cauto. Da un lato, gli Stati Uniti non vogliono inimicarsi Mubarak, nel caso, improbabile, che sopravviva alla crisi. Dall’altro, Washington non vuole nemmeno schierarsi troppo apertamente nelle vicende di politica egiziana per evitare di irritare i manifestanti e l’opposizione.

Secondo fonti di Mike Allen, il messaggio dell’Amministrazione Obama all’Egitto è, per il momento, pensato in quattro parti:

“Innanzitutto, le forze di sicurezza egiziane non devono usare violenza contro manifestanti pacifici. Allo stesso tempo, coloro che protestano hanno la responsabilità di farlo in maniera pacifica e i saccheggiamenti devono finire. In secondo luogo, sosteniamo i diritti universali del popolo egiziano, inclusi il diritto di espressione, associazione e riunione, così come la libertà di stampa, i diritto di avere accesso alle informazioni e di comunicare. Si tratta di diritti umani e gli Stati Uniti li sostengono ovunque nel mondo. In terzo luogo, siamo favorevoli a una transizione ordinata a un governo che risponda alle aspirazioni del popolo egiziano. Quarto, questi sviluppi hanno un significato che va oltre all’Egitto. La gente del Medio Oriente, e gente in tutto il mondo, sta cercando di ottenere la possibilità di contribuire e di avere un ruolo nelle decisioni che determinano le loro vite”.

 

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