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Armi da fuoco: passione americana

11/01/2011

La sparatoria di sabato a Tucson, in cui il ventiduenne Jared Lee Loughner ha ucciso sei persone e ferito quattordici (tra cui l’Onorevole democratica Gabrielle Giffords, che pare fosse l’obbiettivo originale dell’azione violenta di Loughner), ha scatenato una serie di polemiche sui toni forse troppo accesi che il dibattito politico e partitico aveva assunto di recente, in particolare durante la campagna elettorale per le midterm 2010.

Meno intense, invece, le reazioni del pubblico e dei membri del Congresso alle politiche sempre più permissive in fatto di armi da fuoco, evidentemente accessibili anche a un ventiduenne con possibili problemi psicologici. Un segnale, questo, della crescente influenza della lobby per le armi da fuoco, la National Rifle Association-NRA, che ha, nel tempo, costruito un consenso politico quasi universale sul tema e ottenuto che, al Congresso, democratici e repubblicani rispettino una sorta di tacita tregua sull’argomento, con solo i soliti noti disposti a sollevare la questione.

Il pubblico americano, inoltre, sembra sempre meno interessato a regolare il settore. In un sondaggio condotto da Gallup in ottobre, solo il 44% degli intervistati dichiarava di pensare che le leggi riguardanti la vendita delle armi da fuoco andrebbero irrigidite.

Il sostegno popolare per la clausola del Secondo Amendamento, che suggerisce che il porto d’arma vada considerato un diritto di ogni cittadino americano, è quanto mai forte in Arizona, lo stato dove è avvenuta la sparatoria. La liberalizzazione del possesso di armi da fuoco ha subito qui un accelerazione negli ultimi due anni, da quando la repubblicana Jan Brewer è diventata governatore dello stato. La stessa Onorevole Giffords era una appassionata di pistole automatiche e si era impegnata politicamente per difendere lo status quo sulle armi.

A questi due link dal Washington Post, Richard Cohen e Eugene Robinson insistono, invece, che si debba ritornare a dibattere la questione delle armi da fuoco, perchè, in fin dei conti, è stata proprio una pistola, prima ancora dei toni politici incendiari, a uccidere sei persone sabato.

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