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Salto del fossato

11/11/2010

In attesa dell’insediamento del neo-eletto Congresso il prossimo gennaio, in cui i democratici manterranno la maggioranza al Senato con un risicato vantaggio di 53 senatori a 47, si chiacchiera già di quei nomi che potrebbero decidere di cambiare affiliazione partitica in vista delle presidenziali del 2012, in cui dovranno cercare di assicurarsi la rielezione e in vista di cui i calcoli elettorali potrebbero convincerli che sia meglio candidarsi nelle file dei rivali.

Salon.com elenca i quattro nomi più probabili.

Tre sono i democratici/indipendenti molto moderati, candidati in distretti tradizionalmente conservatori, che rischiano di essere sconfitti se costretti a battersi contro un avversario repubblicano di qualche valore. Si tratta di Joe Lieberman del Connecticut, che fu democratico poi divenne indipendente e che, al massimo, potrebbe tornare a presentarsi da indipendente nel 2012, ma non sarà certo il candidato ufficiale del Partito Democratico e non godrà comunque del sostegno offerto dalla macchina elettorale del partito.

C’è, poi, Joe Manchin, neo-eletto in West Virginia per completare il mandato del Senatore Robert Byrd, deceduto a inizio anno. Questo significa che Manchin dovrà ripresentarsi nuovamente nel 2012, se vuole garantirsi un mandato pieno. Già quest’anno, l’ex-governatore democratico, nonostante altissimi tassi di approvazione personale, non ha avuto vita semplice nell’elezione per il Senato, data la generale ostilità dell’elettorato di questo stato generalmente conservatore verso l’Amministrazione Obama.

Vi è, infine, il Senatore Ben Nelson del Nebraska, che ha accumulato il record legislativo più conservatore tra i democratici al Senato, record che, però, in uno stato roccaforte del GOP quale il Nebraska, potrebbe non essere sufficiente a garantirgli una vittoria da candidato democratico.

In casa repubblicana si conta, invece, la Senatrice moderata Olympia Snowe del Maine, la quale, data l’ondata di destra che ha attraversato il paese con il voto del 2 novembre e l’ascesa inarrestabile del movimento del Tea Party, che è stato capace, in una serie di elezioni primarie, di sconfiggere i candidati moderati dell’establishment repubblicano e di eleggere politici estremi e spesso incompetenti (Christine O’Donnell, Sharron Angle…), potrebbe farsi convincere a passare ai democratici, evitando così di rischiare di inciampare, sulla strada della rielezione nel 2012, in una difficile primaria GOP.

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