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Commissione anti-deficit

11/11/2010

UPDATE: Qui un bel pezzo di Paul Krugman sul New York Times che spiega come la commissione bipartisan abbia finito col produrre un compromesso, sì, ma non tra democratici e repubblicani. Semplicemente tra la destra moderata e la destra estrema.

È stata resa pubblica mercoledì la prima stesura del lavoro di una commissione bipartisan sul bilancio, creata dal Presidente Obama allo scopo di redarre una serie di proposte fiscali e economiche che aiutino, nel lungo periodo, a ridurre il debito crescente degli Stati Uniti.

Il documento condiviso dalla commissione non è ancora nella versione finale e, anzi, si prevede che i membri dovranno lavorare a una serie lunga di compromessi se sperano, come originariamente desiderato, di trovare un accordo e di votare all’unanimità sulle conclusioni dello studio.

In teoria, il Congresso, prima il Senato poi la Camera, dovrebbe votare sulla versione finale del testo della commissione a inizio dicembre, ma pare improbabile che si riesca davvero a rispettare la tabella di marcia stabilita inizialmente.

La commissione suggerisce una combinazione molto dura di tagli alla spesa, che colpirebbero in particolare il sistema pensionistico, e di innalzamento del carico fiscale, non tanto in maniera diretta, ma piuttosto con una riduzione drastica del numero di esenzioni che sono consentite oggi dal codice fiscale americano, che la commissione vorrebbe vedere semplificato.

I membri della commissione vicini ai democratici sostengono che i tagli alla spesa pubblica suggeriti sono troppo ambiziosi. Quelli vicini alla destra si lamentano che un aumento del carico fiscale per i redditi alti non farebbe che peggiorare la crisi economica.

Al Congresso, la Presidente della Camera Nancy Pelosi si è espressa in maniera molto critica, dichiarando che la proposta “è semplicemente inacettabile”.

Intanto, è emerso un aspetto un po’ sconcertante del funzionamento della commissione creata dal Presidente Obama. Gran parte dello staff non è pagato dalla commissione, bensì da una serie di organizzazioni private (centri di ricerca, fondazioni), ognuna con una propria agenda politica da perorare. A sinistra, ci si lamenta del fatto che, attraverso questo meccanismo e al tipo di partecipazione privata, la commissione si è sostanzialmente costituita sulla base di tendenze conservatrici.

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