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Promesse/minacce del nuovo GOP

08/11/2010

I deputati repubblicani, sia a livello nazionale che a livello statale, freschi della vittoria conquistata nelle midterm del 2 novembre, cominciano a discutere delle loro priorità legislative per i prossimi due anni, ovvero fino al prossimo ciclo elettorale.

Prima questione da affrontare, probabilmente ancor prima che il nuovo Congresso si insedi a gennaio 2011, quella dei tagli temporanei alle tasse approvati dall’Amministrazione Bush nel 2006 e in scadenza a dicembre. La maggior parte dei democratici, anche se con qualche divisione interna, li vuole estendere permanentemente solo per gli americani che guadagnano meno di 200.000 dollari l’anno individualmente o 250.000 come gruppi familiari. I repubblicani, invece, insistono che in una crisi economica come quella in corso non si può permettere che il carico fiscale aumenti per nessuno (andrebbe chiesto allora al GOP quando è il momento giusto) e che bisogna rinnovare i tagli per tutti gli americani indipendentemente dal loro reddito.

La proposta repubblicana costerebbe al governo americano circa 4 miliardi di dollari, quella democratica circa 3 miliardi di dollari.

Dato il ritrovato vigore del GOP, anche se sarà probabilmente questo Congresso e non il prossimo a votare sulla questione, i democratici e il Presidente Obama si sono detti disponibili a trovare un compromesso che trovi tutti d’accordo. Tra le alternative, un’estensione dei tagli alle tasse per i cittadini che guadagnano fino a 500.000 o 1 milione di dollari l’anno, oppure un’estensione temporanea di tutti i tagli fiscali, ma più breve per quelli concessi ai redditi alti. In questa maniera, sperano i democratici, praticando quello che viene definito “de-coupling”, ovvero mettendo il carico fiscale per i redditi inferiori e quello per i redditi superiori su due binari diversi, diventerebbe molto più difficile per i repubblicani estendere nuovamente la moratoria sui redditi elevati nel momento in cui questa parte del provvedimento tornerebbe a scadere, da sola, tra un anno o due. Infatti, è senz’altro più facile convincere gli elettori americani che i tagli fiscali sono importanti per la ripresa economica quando questa misura ha un impatto su tutti i cittadini, che nel caso in cui si tratti solo delle finanze dei ricchi.

Per ora, naturalmente, i repubblicani sono contrarissimi al de-coupling, proprio perchè temono gli sviluppi qui delineati.

In secondo luogo, i deputati del GOP si sono già mossi sulla questione della riforma sanitaria. Anche se non è del tutto chiaro quale impatto la legge sulla sanità dell’Amministrazione Obama abbia avuto sul risultato elettorale (i democratici lo definiscono minimo, i repubblicani invece fondamentale, più probabilmente si tratta di un pareggio, con circa metà dell’elettorato che sostiene la riforma e metà che la oppone), i neo-eletti deputati repubblicani promettono di impegnarsi per rallentare al massimo l’implementazione della legge, consapevoli di non avere i voti, almeno per il momento, per abrogarla del tutto. La maggioranza alla Camera consegna ai repubblicani il portafoglio del Congresso, e i rappresentanti del GOP dichiarano di voler utilizzare questo potere al fine di limitare i finanziamenti a quelle agenzie del governo incaricate della continua implementazione della riforma.

Come si è scritto qui, infine, il GOP ha ottenuto importanti successi elettorali anche a livello dei parlamenti statali. Ora, queste nuove maggioranze repubblicane, spesso rafforzate dalle vittorie di governatori anch’essi del GOP, promettono una serie di tagli molto pesanti ai budget statali, in difficoltà per via della crisi economica, tagli che avranno un effetto difficile da quantificare sull’impiego e sui servizi pubblici.

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