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Netta vittoria repubblicana. Democratici appesi a una risicata maggioranza al Senato.

03/11/2010

È andato tutto come previsto. Già prima di mezzanotte il Partito Repubblicano ha sigillato la maggioranza alla Camera, continuando a accumulare seggi per il resto della nottata. Con ancora decine di competizioni congressuali incerte, Nate Silver del New York Times ha riaggiustato il proprio modello statistico per meglio catturare l’onda repubblicana alla Camera, pronosticando una vittoria del GOP tra i 54 e i 75 seggi.

Il messaggio spedito dagli elettori ai democratici alla Casa Bianca è chiaro e non lascia grandi aperture. Sconfitti sia candidati democratici pro-Obama, come Tom Perriello, onorevole dal quinto distretto della Virginia, il quale ha impostato tutta la propria campagna elettorale (in una zona rurale e conservatrice dello stato) sulla difesa delle politiche dell’Amministrazione. Ma sconfitti anche i candidati democratici anti-Obama come Jim Marshall, onorevole democratico della Georgia, conosciuto per le posizioni politiche sostanzialmente conservatrici e per uno spot elettorale che apriva con l’affermazione: “La Georgia è molto lontana da San Francisco e Jim Marshall è molto lontano da Nancy Pelosi”.

Vittorie repubblicane anche tra i governatori, ma non nella stessa misura. Tra i risultati più importanti, la vittoria, in Ohio, del repubblicano John Kasich sul governatore democratico in carica Ted Strickland, la vittoria, in Michigan, del repubblicano Rick Snyder e, in Pennsylvania, quella di Tom Corbett. In casa democratica, vittorie significative in Colorado, di John Hickenlooper, nello Stato di New York, con Andrew Cuomo e in California, con Jerry Brown.

I democratici si aggrappano a una maggioranza, assai risicata, al Senato. Il partito del Presidente Obama ha subito una serie di sconfitte importante (in particolare Russ Feingold in Wisconsin per mano di Ron Johnson, Joe Sestak in Pennsylvania per mano di Pat Toomey, Alexi Giannoulis in Illinois, per il seggio che fu di Obama, per mano di Mark Kirk), ma è riuscito a difendere il forte, grazie, tra le altre cose, alle vittorie del capo della maggioranza democratica al Senato Harry Reid in Nevada, contro Sharron Angle, di Richard Blumenthal in Connecticut e di Joe Manchin in West Virginia. Il Tea Party mette comunque piede al Senato con Rand Paul del Kentucky e Marco Rubio della Florida. Sconfitta, come da attese, Christine O’Donnell in Delware, dove il nuovo senatore è il democratico Chris Coons.

I democratici devono, in teoria, mantenere il controllo su almeno 52 seggi al Senato. In caso di una sconfitta di solo un seggio, il GOP potrebbe corteggiare Joe Lieberman (indipendente del Connecticut) e Ben Nelson (democratico ultra moderato del Nebraska), che potrebbero decidere di cambiare affiliazione partitica e di passare ai repubblicani, regalando al GOP anche la maggioranza al Senato. Rimangono ancora incerte le elezioni per il Senato in Washington State (Patty Murray-D contro Dino Rossi-R), in Colorado (Michael Bennet-D contro Ken Buck-R) e in Alaska (Joe Miller-R, Scott McAdams-D, Lisa Murkowski-writein). Di alcune di queste competizioni elettorali, in particolare Washington State e Alaska, in cui il voto via posta è molto diffuso e dove, questo vale per l’Alaska, ci sono tre contendenti, si conosceranno i vincitori solo più avanti.

Quanto ai referendum, bocciato, in California, quello sulla legalizzazione del consumo di droghe leggere per uso personale.

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