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Il momento dei VIP

14/10/2010

UPDATE:

Anche Bill Clinton si butta nel circo elettorale di quest’anno, con appuntamenti che lo hanno tenuto impegnato, in queste ultime settimane prima del voto del 2 novembre, dall’alba al tramonto. A quanto pare, viste le difficili acque in cui naviga l’Amministrazione Obama, l’ex presidente, l’unico nella storia moderna degli Stati Uniti a essere riuscito a pareggiare il bilancio, è oggi la figura più popolare tra i sostenitori del Partito Democratico e, paradossalmente, viene riabilitato anche da una soprendente percentuale di repubblicani, probabilmente perchè, come ammette lui stesso, “non ha più la possibilità di competere in alcuna elezione”.

Per rivitalizzare la base democratica, che nel 2008 aveva partecipato con entusiasmo all’elezione di Barack Obama, ma che oggi pare disillusa e apatica, il partito del presidente sta mobilitando i suoi pezzi forti per la campagna elettorale.

La personalità democratica più amata del paese, ovvero la First Lady Michelle Obama, è tornata mercoledì, la prima volta dal 2008, sul palcoscenico di un raduno elettorale. Si trattava di un evento organizzato in Wisconsin, per sostenere la rielezione di Russ Feingold al Senato (Feingold è inaspettatamente in grosse difficoltà quest’anno, dato in svantaggio di una media di oltre sei punti percentuali rispetto all’avversario repubblicano Ron Johnson.) Michelle, che ha promesso di mantenere comunque un approccio moderato alla campagna elettorale, per non rischiare di perdere il sostegno bipartisan da lei costruito in favore di politiche sociali che affrontino problemi quale l’obesità infantile, non ha fatto alcun cenno ai repubblicani, ma ha difeso la riforma sanitaria e ha sottolineato l’indipendenza di pensiero di Feingold rispetto alla leadership democratica e al marito Barack, in modo da rivolgersi a quegli elettori democratici conservatori che temono un Congresso troppo servizievole nei confronti del presidente. Michelle Obama è apparsa anche in un programma radiofonico e in un altro raduno organizzato a Chicago, dove il candidato democratico Alex Giannoulis sta combattendo contro una serie di mezzi scandali finanziari che hanno messo in pericolo la sua campagna elettorale, e contro il rivale repubblicano Mark Kirk, per il seggio che fu proprio di Barack Obama. La First Lady ha in programma un’altra decina di apparizioni elettorali prima del voto di novembre.

Si è lanciato nel circo elettorale anche il vice-presidente Joe Biden, il quale, sperano i democratici, con il proprio naturale ottimismo potrebbe riuscire a ricreare un po’ dell’entusiasmo della campagna 2008. Il vice-presidente ha anche risposto a alcuni gossip che circolavano dalla settimana scorsa, quando il giornalista del Washington Post Bob Woodward aveva sostenuto in una intervista televisiva che non andasse esclusa la possibilità che, in occasione delle elezioni presidenziali del 2012, Obama decidesse di sostituirlo nel suo ruolo di VP con Hillary Clinton. Impegnato a spostarsi tra una raccolta fondi e un raduno elettorale, Biden ha finalmente dichiarato mercoledì che il presidente gli avrebbe già chiesto di tornare a candidarsi con lui nel 2012.

Infine, proprio il Presidente Obama, nonostante le critiche e nonostante i tassi di approvazione non ideali, ha deciso di gettarsi nuovamente nelle attività di campagna elettorale. Di qui al voto del 2 novembre, Obama visiterà una serie di stati tradizionalmente democratici sulle coste atlantiche e pacifiche degli Stati Uniti e qualche enclave progressista nel midwest, evitando sostanzialmente tutte quelle regioni del paese a tendenza conservatrice. Quest’anno, infatti, il ruolo che i democratici hanno previsto per il presidente non è di convincere gli indecisi, che non sembrano amarlo molto, bensì di contribuire alla rimobilitazione di una base che appare un po’ addormentata. In particolare, attraverso una serie di forum ritrasmessi via webcam e che vedono la partecipazione di utenti via Skype, Obama sta cercando di ricatturare l’attenzione dell’elettorato giovane, che votò per lui con grande entusiasmo nel 2008, ma che ha storicamente una tendenza a essere incostante nei propri comportamenti di voto.

L’attenzione posta dai democratici sui giovani, ci avverte un sondaggio condotto da Washington Post/Kaiser Family Foundation/Harvard University, potrebbe però costare caro ai democratici, che fin qui sembrano essersi concentrati troppo poco sulla partecipazione elettorale degli anziani.

Tra costoro, infatti, il 51% di quelli che si dicono determinati a recarsi alle urne dichiara di desiderare una vittoria repubblicana, mentre solo il 40% sostiene i democratici. Invece, se si contano tutti gli anziani, compresi quelli che sembrano poco motivati al voto, i dati si ribaltano. Il 51% vuole che i democratici rimangano in controllo del Congresso e solo il 37% spera di vedere i repubblicani in maggioranza.

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