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Da leggere durante il weekend – democratici in pericolo sulla New York Review of Books e delusione McCain su Vanity Fair

08/10/2010

Sul numero di novembre di Vanity Fair appare un lungo articolo a proposito di John McCain, che fu candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti nel 2008, sconfitto da Barack Obama, e oggi si trova a combattere duramente per cercare di essere rieletto al proprio seggio al Senato. Noto per molti anni come un “maverick”, ovvero un repubblicano di grande indipendenza di pensiero e pronto a sostenere cause malviste dai colleghi conservatori (ad esempio questioni di immigrazione e ambiente) e, spesso, a trovarsi d’accordo con gli avversari democratici, McCain si è trasformato negli ultimi due anni in un soldatino di partito ultra-conservatore, pronto a ritrattare le proprie posizioni moderate nella speranza di conquistare i voti della base conservatrice del GOP. Ora, Todd S. Purdum di Vanity Fair, ripercorrendo la carriera militare e politica di McCain, sostiene che il Senatore dell’Arizona non sia in realtà mai stato un vero “maverick”, ma semplicemente un uomo dal grande acume politico, fedele solo a se stesso e alle proprie campagne elettorali, e contento di cambiare bandiera a seconda di come tiravano i venti politici della nazione.

Sul numero corrente della New York Review Of Books, intanto, Michael Tomasky riflette sulle elezioni midterm di novembre, cercando di valutare la validità delle proiezioni negative fin qui attribuite al Partito Democratico, ragionando sulle ragioni di quella che potrebbe rivelarsi la disfatta dell’asinello alle urne (in particolare, Tomasky sostiene che sia l’incapacità del Partito Democratico, a partire dal Presidente Obama, di spiegare le proprie decisioni legislative all’interno di una cornice filosofica e politica di più ampio respiro a far sì che gli elettori non apprezzino il lavoro svolto fin qui dalla Casa Bianca) e immaginando quali possano essere le conseguenze di un Congresso che torna in mano repubblicana. A questo riguardo, Tomasky si preoccupa particolarmente del fatto che il GOP, tornato in maggioranza alla Camera e/o al Senato, dedichi i prossimi due anni a fare ostruzionismo ancora più duro di quello praticato fin qui, implementando strategie più giudiziarie che prettamente politiche (già testate negli anni della Presidenza Clinton), ovvero lanciando una serie di inchieste, anche marginali, sulle varie decisioni prese dall’Amministrazione Obama (dalla costituzionalità della riforma sanitaria a qualsiasi micro-scandalo su cui riescano a mettere le mani), in modo da bloccare indeterminatamente la sessione legislativa e di arrivare alle elezioni presidenziali del 2012 con i democratici in ginocchio.

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