I caduti in Iraq e Afghanistan e un’America impreparata a gestire il ritorno dei veterani
Negli Stati Uniti si celebra oggi Memorial Day, ovvero il giorno in cui ci si ferma per ricordare i rappresentanti delle forze armate americane uccisi in guerra.
Tra i numeri più recenti: oltre 1.857 soldati sono morti in Afghanistan dal 2001. In Iraq, nel frattempo, ne sono rimasti uccisi 4.485. Quest’anno, poi, si compie un anniversario particolarmente gravoso, ovvero i cinquant’anni dall’inizio della guerra americana in Vietnam, durante la quale morirono quasi 50.000 membri delle forze armate a stelle e strisce.
Intanto, si complica la situazione di coloro che hanno preso parte alle operazioni militari in Afghanistan e Iraq e ritornano ora negli Stati Uniti da veterani (va ricordato che Veterans Day esiste separatamente da Memorial Day e viene celebrato in novembre). Pare infatti che il numero di ex soldati americani che fanno richiesta di indennità di disabilità e invalidità si stia rapidamente moltiplicando. Circa il 45% del milione e seicentomila veterani delle guerre in Afghanistan e Iraq ha presentato domanda in proposito, oltre il doppio di quanti si mossero nella stessa direzione dopo la fine della prima Guerra del Golfo all’inizio degli anni novanta.
Le ragioni di questo aumento straordinario di richieste di indennità ha a che vedere con diversi fattori, tra cui il maggior numero di soldati che sopravvive a ferite di guerra grazie all’incredibile qualità dei servizi sanitari di emergenza accessibili oggi anche al fronte. Inoltre, contribuiscono a questa tendenza anche la difficile situazione economica, che offre meno chance di trovare lavoro ai veterani di ritorno dall’Afghanistan e dall’Iraq, la maggiore consapevolezza di disturbi un tempo poco diagnosticati e discussi, come ad esempio la sindrome da stress post traumatico, e, infine, la grande mobilitazione di organizzazioni per la difesa dei diritti dei veterani, che sono oggi in grado di informarli approfonditamente sulle varie opzioni a loro disposizione.
Oltre a un aumento complessivo nel numero di domande presentate, si sta registrando contemporaneamente anche un incremento nel numero di categorie di infortuni per cui si fa domanda. I sussidi vanno da $127 al mese per una disabilità del 10% a $2.769 per l’invalidità totale.
Il problema è che si tratta di un numero di richieste e di un ammontare complessivo di soldi che il dipartimento per gli Affari dei Veterani e il Governo Federale non sono realmente preparati a gestire, con conseguenti attese lunghissime per chi fa domanda e un grosso punto interrogativo che rimane su come potranno essere finanziati questo genere di sussidi in futuro.
Per dovere di cronaca, ricordiamo oggi che, dal 2003, sono morti anche oltre 162.000 civili e combattenti iracheni e un numero ancora imprecisato di afghani (qualche decina di migliaia sicuramente), oltre naturalmente a qualche milione di vietnamiti (le stime sulle vittime di guerra sono sempre molto imprecise).
Kabul, la rete delle donne
Un ultimo pezzo dall’Afghanistan per Lettera43, sul primo Internet cafe per sole donne di Kabul:
Il 27 dicembre 2011, mentre il mondo si preparava a celebrare l’arrivo del nuovo anno, nella provincia di Baghlan, nell’Afghanistan settentrionale, la 15enne Sahar Gul, data in sposa dai genitori contro la sua volontà per ripagare un debito di gioco, fu ritrovata dalla polizia afgana nello scantinato dei suoceri, dove era stata rinchiusa, privata di cibo e torturata per cinque mesi come punizione per il suo rifiuto a prostituirsi.
Dopo settimane passate in ospedale in stato di choc, Sahar è stata recentemente trasferita in un rifugio per donne vittime di violenza, dove – si spera – potrà proseguire nel lungo percorso di convalescenza.
L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE KARZAI. Il suo caso, senza precedenti persino nell’Afghanistan della Sharia, ha suscitato grande clamore, tanto da provocare l’intervento del Presidente Hamid Karzai, che ha insistito affinché la polizia – solita abbandonare indagini di questo genere – portasse avanti la propria inchiesta. E ha condotto alla cattura della suocera e della cognata di Gul, condannate a 10 anni di galera per averla picchiata, strappandole unghie e capelli e spegnendole addosso mozziconi di sigarette (marito e suocero sono ancora in fuga).
La vicenda ha fatto di Sahar Gul il simbolo della difficile condizione delle donne afghane, in un Paese che a quasi 11 anni dalla cacciata dei talebani cerca faticosamente di ritrovare una direzione.Da metà marzo, a Gul è intitolato anche il primo e unico Internet cafè per sole donne di Kabul, al piano ammezzato di un edificio commerciale nel quartiere di Kart-e-char, nei pressi della zona universitaria. «In questo spazio c’è un senso di libertà per la nostra generazione», racconta aLettera43.it Zakira Behzad, una studentessa 22enne arrivata all’Internet cafè per la prima volta su consiglio di compagne di studio.
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Un pessimo inizio mattinata per il Presidente Barack Obama, i cui occhi da qui a novembre saranno puntati sugli indicatori economici che potrebbero garantirne o impedirne la rielezione alla Casa Bianca.
Con la vittoria, per altro attesa, nelle primarie del Texas di ieri, Mitt Romney ha superato ufficialmente quota 1144 delegati, ovvero il numero minimo necessario a assicurarsi la nomination del Partito Repubblicano.
Il cinque giugno prossimo si vota nello stato del Wisconsin in una elezione speciale per il posto di governatore, un voto dall’alto valore simbolico.
Di tanto in tanto è giusto ricordare che a novembre non si vota solo per il presidente degli Stati Uniti, ma anche per deputati e senatori del Congresso di Washington. In qualche modo, sarà proprio questa la vera chiave delle elezioni, il risultato che più condizionerà il futuro legislativo degli Stati Uniti.
Il Presidente Barack Obama ha fatto della trasparenza e della regolamentazione dei rapporti tra la Casa Bianca e il mondo delle lobby un cavallo di battaglia del proprio primo mandato.